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Divina
(Stesura testo: 09/08/2003)
Eran trascorsi circa quindici anni
da quando era morta Beatrice
ed era ancora Dante un infelice,
di colpe vinto, di paura e affanni.
Distesa avea Beatrice dentro al cuore
come dolor che non finisce mai,
anzi che ancor più estesi focolai
al suo ricordo riaccendeva Amore.
Appiglio era ella spirituale
punto di luce presso cui fuggire.
Così stremato in balia del soffrire
decise un giorno d'affrontare il male.
Scelse Virgilio (suo poeta amato)
onde per mano farsi accompagnare
per luoghi in cui il Sommo verbo Amare
bellezza irradia per tutto il Creato.
Chiede all'amico, timido e tremante:
"Per quel Dio che tu non conoscesti,
conducimi nel luogo che dicesti
sì che io vegga il volto dell'Amante"
- - -
Quindi con passo incerto e fronte china
segue il Poeta, trattenendo il fiato,
nell'Opera che poi ci ha tramandato
e che Boccaccio definì Divina.
Kalotins